The sound of the sea

 

the sound of the sea —

track number 9

on my iPod

*

il suono del mare —

traccia numero 9

sul mio iPod

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海の音サウンドトラックNo.9

umi no oto Saundo Torakku Nanbaa Nain

(traduzione in giapponese / japanese translation by Naotaka Uematsu)

 

Gendai Haiku 現代俳句  di © Maria Laura Valente

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Questo mio haiku – la cui versione inglese è stata pubblicata su Hedgerow #88 – racchiude, nell’estrema semplicità della sua forma, una tranche de vie molto intensa da cui sono scaturite per me numerose riflessioni.

Nella mia recente esperienza, tuttora in corso, di neomamma, uno dei frangenti più logoranti è stato (ed è ancora), l’assenza di sonno. Le interminabili notti insonni alla ricerca di continui espedienti che favorissero il sonno della mia piccola sono sfociate nella scoperta dei White Noises, la riproduzione digitale di suoni naturali (da quello del mare ai rumori del bosco, dal suono della pioggia al vento del deserto). Il loro impiego con la mia bimba ha indotto anche me a farne uso al fine di metabolizzare i picchi di stress, la qual cosa, alla lunga, mi ha fatto riflettere sulla progressiva alienazione dal contato diretto con la natura a vantaggio di fruizioni più immediate di surrogati tecnologici. Io impiegherei solo 20 minuti di automobile per andare a sentire il suono vero del mare eppure, anche quando ne avrei il tempo, mi risulta più immediato l’indossare i miei auricolari e selezionare la traccia nove sul mio iPod. L’effetto apparente è lo stesso. Con risparmio di tempo, benzina e quant’altro. L’effetto profondo è l’incremento della solitudine. Dello straniamento. Del sentirmi “altro” dalla natura che, per fortuna, ancora mi circonda.

E ciò mi lascia perplessa. Molto.

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