La shirabyoushi congedata – commento ad uno haiku di Yosa Buson

 

みじか夜やいとま給る白拍子

mijika-yo ya itoma tamawaru shirabyoushi(蕪村)。

 

short night,-

a Shirabyoushi is granted 

dismissal (Buson, tr. Naotaka Uematsu)

 

breve la notte –

una Shirabyoushi

è congedata (Buson, tr. Maria Laura Valente)

Questo haiku di Yosa Buson (与謝蕪村), ambientato (e composto) in una notte estiva (kigo: notte breve), rievoca la malinconica storia di Giō, narrata nel primo capitolo dello Heike Monogatari (平家物語, XIV sec dC), la celebre epopea bellica incentrata sullo scontro tra i clan Taira e Minamoto per il dominio del Giappone. Malgrado questo romanzo sia focalizzato sui Taira, esso è però narrato dal punto di vista dei Minamoto, la qual cosa aiuta a comprendere il taglio critico che caratterizza alcune figure centrali, segnatamente quella di Taira no Kyomori (平清盛), leader del proprio clan e protagonista dell’opera stessa.

Tra gli episodi di carattere non bellico che meglio illustrano la crudeltà di Kyomori, spicca per intensità emotiva quello di Giō, la bellissima e talentuosa shirabyoushi (danzatrice) che, dopo aver conquistato il cuore di Kyomori, del quale era divenuta amante, si vide rimpiazzare velocemente da un’altra ballerina, Hotoke, alquanto più giovane e dotata di lei. Vittima dei capricci di un amore effimero, la disprezzata Giō non solo venne congedata con insensibile freddezza dal suo ex-amante ma fu addirittura costretta, poco tempo dopo, ad eseguire pubblicamente, per volere di lui, una danza rituale in onore di Hotoke. L’umiliazione pubblica fu un colpo troppo duro per l’artista, la quale decise di abbandonare il mondo e prendere i voti, ritirandosi in un tempio (l’attuale Giou-ji) assieme alla mamma e alla sorella, che scelsero di condividerne la scelta ascetica. Intanto, il senso di colpa che non riusciva a scalfire il coriaceo egocentrismo di Kyomori trovò invece la strada per accedere al cuore della giovane Hotoke. La fanciulla, già intimamente sofferente per il crudele trattamento inflitto alla collega, vide nel declino di quest’ultima un triste presagio del proprio futuro. Il peso della precarietà della propria sorte fu, ad un tratto, talmente pesante da sostenere che ella si fece monaca a sua volta, unendosi a Giō e alle sue congiunte. Le quattro donne trovarono, dunque, nella vita del tempio una rinnovata armonia e nella fuga dal mondo l’unico balsamo in grado di lenire i dolori del proprio animo affranto.

Una breve notte d’estate rammenta a Buson il frangente in cui la non più giovanissima Giō venne congedata senza mezzi termini dal suo volubile amante. La fugacità delle notturne ore estive richiama alla memoria del poeta non solo le coordinate stagionali dell’evento ma anche – e soprattutto – la natura effimera dell’infatuazione di Kyomori per la sensibile danzatrice. La donna viene congedata, come artista e come amante. Il sipario che cala su di lei ha la greve ruvidezza del tessuto monacale, crisalide salvifica dalla quale ella potrà infine rinascere a nuova vita. Lo haiku venne forse composto a Kyoto, durante una visita dello haijin al Giou-ji (祇王寺, noto anche come 《tempio dell’amore tragico》, con chiaro riferimento alla malinconica storia di Giō). In una simile location, carica di emozione e di echi del passato, i fantasmi di questo triste episodio letterario saranno parsi a Buson tanto intensi e reali quanto il profumo del vento fra gli alti bambù che circondavano (e circondano ancora oggi) quel luogo sacro.

Un’ultima notazione sulla figura delle danzatrici  shirabyoushi (白拍子), artiste donne del tardo periodo Heian che si esibivano in danze rituali cortigiane in abiti maschili (quasi una variante speculare degli Onnagata del Kabuki). Il loro abbigliamento, singolare e composito, si ispirava ad elementi tradizionali dello shintoiusmo e dei bushi, e comprendeva un copricapo (tate-eboshi) e una spada (tachi) tipici dei samurai,  un ventaglio maschile (kawahori) e delle giacche (suikan) con pantaloni (hakama) di foggia shintoista. Sul volto, le shirabyoushi applicavano uno spesso strato di cipria bianca che cancellava completamente i loro tratti; su questa base eterea, venivano poi ridisegnate le sopracciglia (molto in alto sulla fronte) e le labbra, anticipando il tipico trucco delle geisha. I capelli, neri e lisci, erano lasciati crescere fin quasi al pavimento e venivano spesso raccolti in una fluente coda di cavallo. L’influenza delle shirabyoushi sulle arti performative nipponiche fu rilevante, ispirando anche esiti del teatro No. Le loro esibizioni erano richiestissime dai notabili di corte e non era raro che le più talentuose ed avvenenti tra queste danzatrici diventassero amanti di personaggi chiave della storia dell’epoca. Fu questo il caso non solo di Giō  e di Hotoke ma anche di Shizuka Gozen (静御前), che fu amante del celebre Minamoto no Yoshitsune (源 義経).

Maria Laura Valente

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Giō  e Hotoke, by Yōshū Chikanobu (楊洲周延), periodo Meiji (1868-1912)

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12 pensieri su “La shirabyoushi congedata – commento ad uno haiku di Yosa Buson

    1. Grazie di cuore a te, Pasquale, di aver letto ed apprezzato questo piccolo commento è la ricerca che vi è sottesa. A presto! 🙂

  1. Un’analisi storica puntuale, che ci spiega come è nato l’haiku di Buson e presenta un mondo, oso dire a molti sconosciuto. Ed io sono tra i molti. Grazie Maria Laura.

    1. Ti sono gratissima, Anna Maria, per esserti soffermata un istante a condividere con me questo tuo pensiero. Ogni mio piccolo commento nasce da una ricerca personale che insegna a me per prima tante cose nuove. E se mi è poi concesso di condividere quanto appreso con gli spiriti affini, ciò mi riempie di gioia. Un abbraccio grande, Amica mia. A presto!

  2. Onoratissima di avere su Memorie di una geisha questo contributo di altissimo valore, cara Maria Laura. Io penso che per comprendere bene questo affascinante universo letterario,sia necessario, conoscere anche gli elementi di letteratura che fanno da corollario. Hai una scrittura fluida ed una cultura immensa, da anni attendevo una persona come te, che aprisse nell’universo haiku italiano,una finestra su un mondo così distante da noi eppur così intriso di fascino. Ti ringrazio moltissimo per la condivisione, spero di potere avere questo genere di articoli sempre più spesso.
    Ps, Memorie ha anche un sito, lo voglio assolutamente rifare e inserirvi i contributi tuoi e di tanti haijin italiani che negli anni hanno collaborato a fare conoscere questa bellissima forma poetica.GRAZIE ❤

    1. Cara Eufemia, per me è un grande onore essere stata ammessa su Memorie. Lo considero come un altissimo privilegio del quale spero di non mostrarmi mai indegna. Ti abbraccio.

  3. Ho letto e riletto. Critica letteraria e storicizzazione dell’evento. Sensibilità e cultura, studio approfondito. Ottima prosa – perfetto impasto linguistico.
    Cosa avrò tralasciato…
    I complimenti sono dovuti e… a 360 gradi.
    Un abbraccio fraterno 🙂

    1. Santino Carissimo, grazie infinite per l’apprezzamento. Sei gentilissimo. Sono veramente felice che questo piccolo commento ti sia piaciuto, non vedo l’ora di essere un po’ più libera dagli impegni lavorativi e familiari per dedicarmi a questo tipo di studi con maggio frequenza. Ti saluto con affetto, a presto!

  4. L’apprezzamento è un onore al merito. Non è un complimento (complimento, parola che spesso usiamo, non è la parola migliore). Anche se non sono un esperto di lingua e cultura giapponese è possibile cogliere che il tuo lavoro è svolto nelle articolazioni profonde dell’argomento che tratti. Dunque onore al merito, e speriamo, noi utenti, di poter leggere altre cose belle che escono da tuo lavoro letterario, sia creativo sia critico. 🙂

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