Nove miei haiku pubblicati nel volume “Haiku Italia”, Edizioni Empiria

Onorata di essere stata invitata all’Istituto Giapponese di Cultura a Roma per leggere, assieme ad altri talentuosi poeti, alcuni miei haiku selezionati per la pubblicazione nel volume “Haiku in Italia”, Edizioni Empiria. Tanta emozione, assieme al privilegio di incontrare il professor Giorgio Patrizi, la cui erudita conversazione è stata una gioia per l’intelletto ed il cuore.
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I’m so honoured I’ve been invited to the Japanese Institute of Culture in Rome to reade some haiku of mine with other talented poets. Our haiku have been published in the beautiful book “Haiku in Italia”.
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Autumn Twilight – my haiga on hedgerow #93 – il mio haiga su hedgerow #93

My haiga “Autumn Twilight” on the enchanting hedgerow – a journal of small poems, issue #93, alongside so many talented poets. All my gratitude to the editor Caroline Skanne.

Il mio haiga “Crepuscolo d’autunno” è stato pubblicato sulla splendida rivista hedgerow #93, accanto a tanti talentuosi poeti. Tutta la mia gratitudine all’editrice Caroline Skanne.

https://hedgerowpoems.files.wordpress.com/2016/10/hedgerow-93-edited-by-caroline-skanne.pdf

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Endless Mantra – my haiku on The Mainichi * un mio haiku su The Mainichi

 

On October 18th 2016, one haiku of mine has been selected by Isamu Hashimoto for publication on The Mainichi.

summer wind –
in the sound of waves
an endless mantra

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Il 18 Ottobre 2016, un mio haiku in lingua inglese è stato selezionato da Isamu Hashimoto per la pubblicazione su The Mainichi.

Questa la traduzione italiana del componimento:

vento d’estate –
nel suono delle onde
mantra infinito

http://mainichi.jp/english/articles/20160923/p2g/00m/0fe/109000c

Haiku 俳句 di Maria Laura Valente 

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La shirabyoushi congedata – commento ad uno haiku di Yosa Buson

 

みじか夜やいとま給る白拍子

mijika-yo ya itoma tamawaru shirabyoushi(蕪村)。

 

short night,-

a Shirabyoushi is granted 

dismissal (Buson, tr. Naotaka Uematsu)

 

breve la notte –

una Shirabyoushi

è congedata (Buson, tr. Maria Laura Valente)

Questo haiku di Yosa Buson (与謝蕪村), ambientato (e composto) in una notte estiva (kigo: notte breve), rievoca la malinconica storia di Giō, narrata nel primo capitolo dello Heike Monogatari (平家物語, XIV sec dC), la celebre epopea bellica incentrata sullo scontro tra i clan Taira e Minamoto per il dominio del Giappone. Malgrado questo romanzo sia focalizzato sui Taira, esso è però narrato dal punto di vista dei Minamoto, la qual cosa aiuta a comprendere il taglio critico che caratterizza alcune figure centrali, segnatamente quella di Taira no Kyomori (平清盛), leader del proprio clan e protagonista dell’opera stessa.

Tra gli episodi di carattere non bellico che meglio illustrano la crudeltà di Kyomori, spicca per intensità emotiva quello di Giō, la bellissima e talentuosa shirabyoushi (danzatrice) che, dopo aver conquistato il cuore di Kyomori, del quale era divenuta amante, si vide rimpiazzare velocemente da un’altra ballerina, Hotoke, alquanto più giovane e dotata di lei. Vittima dei capricci di un amore effimero, la disprezzata Giō non solo venne congedata con insensibile freddezza dal suo ex-amante ma fu addirittura costretta, poco tempo dopo, ad eseguire pubblicamente, per volere di lui, una danza rituale in onore di Hotoke. L’umiliazione pubblica fu un colpo troppo duro per l’artista, la quale decise di abbandonare il mondo e prendere i voti, ritirandosi in un tempio (l’attuale Giou-ji) assieme alla mamma e alla sorella, che scelsero di condividerne la scelta ascetica. Intanto, il senso di colpa che non riusciva a scalfire il coriaceo egocentrismo di Kyomori trovò invece la strada per accedere al cuore della giovane Hotoke. La fanciulla, già intimamente sofferente per il crudele trattamento inflitto alla collega, vide nel declino di quest’ultima un triste presagio del proprio futuro. Il peso della precarietà della propria sorte fu, ad un tratto, talmente pesante da sostenere che ella si fece monaca a sua volta, unendosi a Giō e alle sue congiunte. Le quattro donne trovarono, dunque, nella vita del tempio una rinnovata armonia e nella fuga dal mondo l’unico balsamo in grado di lenire i dolori del proprio animo affranto.

Una breve notte d’estate rammenta a Buson il frangente in cui la non più giovanissima Giō venne congedata senza mezzi termini dal suo volubile amante. La fugacità delle notturne ore estive richiama alla memoria del poeta non solo le coordinate stagionali dell’evento ma anche – e soprattutto – la natura effimera dell’infatuazione di Kyomori per la sensibile danzatrice. La donna viene congedata, come artista e come amante. Il sipario che cala su di lei ha la greve ruvidezza del tessuto monacale, crisalide salvifica dalla quale ella potrà infine rinascere a nuova vita. Lo haiku venne forse composto a Kyoto, durante una visita dello haijin al Giou-ji (祇王寺, noto anche come 《tempio dell’amore tragico》, con chiaro riferimento alla malinconica storia di Giō). In una simile location, carica di emozione e di echi del passato, i fantasmi di questo triste episodio letterario saranno parsi a Buson tanto intensi e reali quanto il profumo del vento fra gli alti bambù che circondavano (e circondano ancora oggi) quel luogo sacro.

Un’ultima notazione sulla figura delle danzatrici  shirabyoushi (白拍子), artiste donne del tardo periodo Heian che si esibivano in danze rituali cortigiane in abiti maschili (quasi una variante speculare degli Onnagata del Kabuki). Il loro abbigliamento, singolare e composito, si ispirava ad elementi tradizionali dello shintoiusmo e dei bushi, e comprendeva un copricapo (tate-eboshi) e una spada (tachi) tipici dei samurai,  un ventaglio maschile (kawahori) e delle giacche (suikan) con pantaloni (hakama) di foggia shintoista. Sul volto, le shirabyoushi applicavano uno spesso strato di cipria bianca che cancellava completamente i loro tratti; su questa base eterea, venivano poi ridisegnate le sopracciglia (molto in alto sulla fronte) e le labbra, anticipando il tipico trucco delle geisha. I capelli, neri e lisci, erano lasciati crescere fin quasi al pavimento e venivano spesso raccolti in una fluente coda di cavallo. L’influenza delle shirabyoushi sulle arti performative nipponiche fu rilevante, ispirando anche esiti del teatro No. Le loro esibizioni erano richiestissime dai notabili di corte e non era raro che le più talentuose ed avvenenti tra queste danzatrici diventassero amanti di personaggi chiave della storia dell’epoca. Fu questo il caso non solo di Giō  e di Hotoke ma anche di Shizuka Gozen (静御前), che fu amante del celebre Minamoto no Yoshitsune (源 義経).

Maria Laura Valente

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Giō  e Hotoke, by Yōshū Chikanobu (楊洲周延), periodo Meiji (1868-1912)

Il flauto di Atsumori – Commento ad uno haiku di Yosa Buson

笛の音に波もより来たる須磨の秋

fue no ne ni nami mo yorikitaru suma no aki

al suono del flauto
alte si levano anche le onde –
l’autunno di Suma

Questo haiku è stato composto da Buson al tempio di Suma (Sumadera), un luogo di culto molto antico e molto amato, noto perché collegato all’antica guerra Ganpei (XII sec.), che vide contrapporsi in quelle terre i clan dei Minamoto e dei Taira, le cui gesta sono state tramandate dallo Heike Monogatari (平家物語).

Trovandosi in questo luogo così denso di storia, Buson non può fare a meno di ricordare l’episodio forse più celebre di questa guerra, la battaglia di Ichi-no-tani (1184), nel corso della quale perse la vita un giovanissimo bushi, Taira no Atsumori (平 敦盛), il quale, essendo nato nel 1169, era all’epoca poco più che quindicenne.
Desideroso di contribuire alla causa della sua famiglia e non riuscendo a controllare il proprio animus pugnandi, Atsumichi aveva sfidato “a singolar tenzone” un esponente del clan dei Minamoto, Kumagai Naozane, il quale lo sconfisse con discreta facilità ma non si riebbe mai dal trauma di aver causato la morte di un ragazzo della stessa età del proprio figlio, ragion per cui decise di abbandonare la via del samurai e di prendere i voti, ritirandosi dal mondo, assumendo il nome di Rensei (Renshō).
Questo elemento di intensa emotività ha contribuito a rendere celebre un episodio altrimenti destinato a svanire nell’oblio dei secoli. Atsumichi e Rensei divennero così i personaggi di numerose opere: racconti, opere del teatro No e del Kabuki, spettacoli di Bunraku e addirittura moderni manga, anime e romanzi fantasy.

Nel suo haiku, Buson fa riferimento al flauto che, tradizionalmente, caratterizza l’iconografia di Atsumori. Si tratta di uno strumento di gran pregio, chiamato Saeda, donato al nonno di Atsumori dall’imperatore Toba e giunto poi al ragazzo come eredità paterna.
Il giovane samurai era un virtuoso del flauto giapponese e pare che la sua maestria fosse tale da incantare chiunque avesse la fortuna di ascoltarlo, comprese le onde del mare, a Suma, che, al tale suono melodioso, si sollevavano in un impeto d’emozione.
L’autunno a Suma si colora, dunque, di una passione antica (quella di Atsumori, direttamente vissuta) e moderna (quella di Buson, nata dalla rievocazione).
Il mare e il cuore si gonfiano, insieme, d’emozione.

Maria Laura Valente

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Immagine: Taira no Atsumori in una xilografia di Kikuchi Yōsai (1781-1878).

PS: longevissimo, Kikuchi Yōsai, al contrario del povero Atsumori!